L'altro ieri per capire cosa e' mi sono iscritto a facebook.
Ieri sera mi sono imbattuto :
in questo articolo
A questo punto ho forti dubbi...
martedì 9 dicembre 2008
Facebook?
sabato 22 novembre 2008
Un funerale, il freddo
C'era tanta gente oggi pomeriggio al funerale. Ce n'era cosi' tanta da non starci tutta in chiesa. Ed allora hanno aperto la parete scorrevole. Quella che aprono, di solito, solo d'estate, un po' perche' d'estate e' caldo, un po' perche' solo d'estate nel mio quartiere c'e' cosi' tanta gente che va a messa da riempire quella chiesa altrimenti enorme.
Si' perche' qua, in questo posto della riviera, si vive nella schizofrenia del sovrapopolamento estivo e del deserto dei mesi invernali.
Non dico dei mesi freddi: ormai il vero freddo non arriva mai, davvero. Eppure oggi pomeriggio, un po' per i nuvoloni neri un po' per il vento, forse un po' anche per il silenzio di tutta quella gente, il freddo dei novembre di una volta, mi sembrava che fosse tornato.
Io non ti conoscevo bene, anzi appena. Era una di quelle conoscenze di vista, di citta', di quelle superficialissime, da non arrivare nemmeno allo scambio di un saluto quando ci si incontrava occasionalmente. Ma ti avevo visto abbastanza spesso da sapere che di mestire facevi la albergatrice, chi era tuo marito e che avevate un cane lupo. Abitavi qua vicino in una viuzza che ho percorso tante volte, sin da bambino, quando andavo a trovare i miei nonni. Il resto su di te lo ho appreso dai giornali. Dopo.
E ti ho visto anche quella mattina, pochi minuti prima che tuo marito ti ammazzasse a fucilate.
Ero sceso al bar di sotto per comprare del latte. Sei arrivata con il viso scuro, triste. Si capiva che c'era qualcosa che non andava e tu hai mormorato una frase, alla barista, dicendo che era un momentaccio o qualcosa del genere.
Io ho trovato naturale pagare il latte ed andarmene. In fondo non eravamo amici, nemmeno ci si salutava.
Oggi alla luce di quello che e' successo sento una specie di rimorso. Avrei potuto fare qualcosa per modificare il corso del destino? Mi e' venuto in mente questo pensiero non perche' abbia normalmente paranoie auto-colpevoliste o manie di protagonismo, ma perche' proprio davanti a casa nostra abita la Maria. Cosa c'entra la Maria?
La Maria e' una signora anziana, una vecchia cattolichina, di quelle che sono capaci di fermarti e ti raccontano cose, ti fanno domande e soprattutto ti salutano sempre anche se ti conoscono appena. Ora si puo' essere indotti a pensare che le persone anziane tipo la Maria, siano delle persone invadenti, impiccione, talvolta anche rompiballe. Si potrebbe anche liquidarle attribuendo il loro comportamento al fatto che sono anziane e quindi insicure e che tutta questa espansivita' deriva dal fatto che in fondo si sentono sole e deboli ed hanno bisogno degli altri. Mi sono convinto invece, che questa differenza, questa anomalia tra "noi" giovani e quella generazione di vecchi (sto parlando dei vecchi che hanno vissuto la ultima guerra mondiale) sia piu' dovuta a fattori sostanziali che non accidentali o temporali. E' dovuta ad una differenza culturale che rende noi diffidenti ed indifferenti rispetto agli altri, anche ai nostri vicini, mentre rende loro vicini al prossimo ed aperti.
Mi ha fatto pensare anche quella affermazione di un bravo prete che raccontava della gente che si saluta sempre in montagna e non si saluta mai in citta'.
Ecco. Allora mi sono chiesto se le cose avrebbero potuto andare diversamente se invece di incontrare me, al bar di sotto, lunedi' mattina scorsa tu avessi incontrato la Maria od io mi fossi preso la briga di chiederti cosa c'era che non andava. Mi chiedo se in generale la nostra societa' potrebbe essere migliore se prendessimo esempio dalla Maria. Non lo so, ovviamente, e' solo una domanda retorica quella che faccio. Comunque credo che se ti avessi parlato, ed anche le cose fossero andate, poi, allo stesso modo, oggi sarei stato altrettanto triste ma avrei sentito un po' meno freddo.
martedì 21 ottobre 2008
Oggi poesia
Un racconto ai limiti della realta’, di Michele Romani (chi altri?) mi induce alla composizione di una poesia, alla Robertetti.
Poesia:
A Giordano
Se un giorno mi vedrete,
per strada,
semplice vecchio grigio,
con un cappello in mano
ed in me non riconoscerete,
quel potente che prima,
da teleschermi,
di parole vi inondava
allora sappiate
che non fui sempre
un semplice vecchio, grigio
e dal cappello in mano,
io fui Giordano!
O un sosia.
giovedì 2 ottobre 2008
giovedì 14 agosto 2008
La critica come metodo
Rompo un silenzio, che data del mio ultimo post alla mano è durato ben 2 mesi, sollecitato da un bel intervento di Marco Calamari del 1 agosto in cui mi sono imbattuto grazie ad una indicazione di Marco Tamanti.
Si tratta di una riflessione che termina con un appello all'uso critico della ragione nella valutazione delle leggi e dei mezzi di informazione che oggi ce le descrivono spesso in modo approssimativo se non adirittura propagandistico.
Ci sono 3 passaggi interessanti, che mi paiono decisamente attuali e di cui mi approprio, riportandoli qua.
Il primo: "Usare i roghi per esibire potere, distrarre la popolazione dai veri problemi e soddisfarla con spettacoli gratuiti a cui portare anche i bambini, è stato nel corso dell'ultimo paio di millenni un metodo efficace.
I roghi funzionano anche adesso. Non c'è più bisogno di approntare eventi eccezionali e sprecare mucchi di legna imbevuta con olio, costosa ed inquinante. Basta convincere la gente a sedersi in silenzio e stare ad ascoltare chi urla più forte."
Il secondo: "Le norme "pasticciate", "errate", "transitorie" sono uno dei mezzi con cui lo Stato (con la "S" maiuscola) rinnega il suo dovere di tutelare il benessere ed i diritti dei suoi cittadini.
Queste norme sono il mezzo in cui lo stato (con la "s" minuscola) tenta, con ogni mezzo a sua disposizione, di mantenere ed aumentare il controllo sui cittadini, con l'obbiettivo finale di renderli sudditi.
Non è cattiveria, è una tendenza naturale, che la separazione dei poteri serve a contrastare. Ma in Italia la separazione dei poteri, la dialettica maggioranza-opposizione sono dettagli."
Il terzo: "Caro lettore, non credi che la capacità di accettare l'assurdo o l'arbitrario solo perché lo dice la tv, perché lo ripete tante volte, perché lo fa ripetere da personaggi popolari, debba comunque avere un limite?
L'uso della logica è piuttosto impopolare, d'accordo, ma tutti coloro che la applicano quotidianamente facendo la spesa perché non possono farlo anche per una proposta di legge o una riforma annunciata?"
Ora è vero che siamo ormai distanti quasi tre secoli dall'età dei lumi, tuttavia mi chiedo se sia possibile che tanta parte dei membri della nostra società sia così poco avvezza dall'uso del criticismo come metodo quando si trova a dover esprimere giudizi sulle leggi e le regole della collettività.
E' mai possibile che manchi così tanto in noi un sentimento, una cultura sociale? Come mai sappiamo essere critici solo nelle valutazioni biecamente individualistiche, ad esempio: che "ciliegie compro"?
lunedì 26 maggio 2008
Da Fermi a Rubbia
A chi rimpiange l'abbandono di una tecnologia che fu "inventata" da un italiano, Enrico Fermi (esule pero' negli Stati Uniti perche', nella madre patria, Mussolini aveva promulgato le leggi razziali) ricordo che l'Italia ha anche un altro figlio illustre, il Nobel per la fisica Carlo Rubbia che invece, oggi, ci suggerisce di guardare
altrove.
Per comprendere, una buona volta, se convenga o no fare questo tipo di investimenti, propongo l'adozione immediata di una legge che permetta, a soggetti privati, la costruzione di centrali nucleari anche in Italia. Ma con un paio di condizioni:
1. Il vincolo che per gli impianti non debbano essere elargiti sovvenzionamenti o finanziamenti pubblici in conto capitale. Al massimo si riconosca la stessa tariffa agevolata per Kwh prodotto che viene oggi riconosciuta per incentivare il solare fotovoltaico.
2. Che sia il produttore privato che realizza la centrale ad accollarsi i costi di gestione e stoccaggio delle scorie, depositando, in anticipo, presso la Banca di Italia, l’equivalente attualizzato di questi oneri per il tempo di emivita delle scorie.
giovedì 22 maggio 2008
Forti con i deboli e deboli con i forti

Da un po', a tempo perso, beninteso, non vorrei dare l'impressione di impegnarmi troppo in attività tutto sommato futili, alla ricerca di una di quelle frasi sintetiche ma alquanto dichiarative che potesse distillare in sè la differenza tra la "nuova" sinistra e la "nuova" destra. Che cosa, al fondo, distingue la politica di una sinistra aperta al mercato e che crede nella competizione dalla destra?
Sono bastati pochi giorni del Berlusconi IV che, ecco, sono sato folgorato da questa semplice, essenziale didascalia: la destra è forte con i deboli e debole con i forti.
La sinistra ha provato (e purtroppo non ha sempre saputo) ad essere forte con i forti e debole con i deboli.
Chi sono i forti? Alcuni esempi dal punto di vista delle categorie che sono state interessate da provvedimenti tesi a contrastare alcuni dei loro privilegi sono le banche, le assicurazioni, i taxisti, i notai, i dipendenti (per certi versi) del pubblico impiego, la confidustria, gli evasori fiscali.
Chi sono i deboli? Sono in generale i piccoli consumatori, coloro che devono pagare il mutuo, coloro che devono competere contro imprenditori disonesti che non pagano le tasse o che hanno aiuti di stato a loro non riconosciuti, sono gli extracomunitari che non hanno commesso reati che sono espulsi per motivi razzistici quando altri invece rei, rimarranno perche' formalmente "in regola". Sono le vittime dei crimini.
Insomma sia chiaro, non esiste una linea netta di demarcazione tra buoni e cattivi. Allo stesso tempo lo stesso soggetto puo' essere parte dei buoni e dei cattivi, dei forti o dei deboli a seconda dei punti di vista dai quali lo si osservi. Non sarebbe corretta una generalizzazione classista in quanto ognuno di noi, in una societa' complessa ed articolata, ha tante nature.
Ripeto, grazie ad un amico che me la ha inoltrata recentemente, una bella frase che condensa in se' entrambe le cose di cui ho tentato di parlare in questo post.
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare. "
Bertolt Brecht
